Quando una coppia conferma la data, il fotografo chiede una somma alla firma. Come la chiamate nel contratto non è un dettaglio: acconto e caparra hanno regole diverse se il matrimonio salta, e anche la fattura cambia.
Questo articolo riassume le regole in vigore nel 2026. Per il vostro caso specifico, soprattutto sulla fattura della caparra, sentite il commercialista.
Acconto: un pezzo del prezzo pagato prima
L'acconto è semplicemente una parte del compenso pagata in anticipo. Non ha una funzione di garanzia: se il contratto si scioglie, di regola va restituito, salvo che il contratto preveda altro e la clausola sia valida.
Caparra confirmatoria: una garanzia per tutte e due le parti
La caparra confirmatoria è regolata dall'articolo 1385 del Codice civile. Funziona così:
- se il matrimonio va avanti, la caparra si scala dal prezzo;
- se sono gli sposi a tirarsi indietro, il fotografo può recedere dal contratto e trattenere la caparra;
- se è il fotografo a non presentarsi o a disdire per una causa che dipende da lui, gli sposi possono recedere e chiedere il doppio della caparra.
Se invece il fotografo non può lavorare per una causa che non dipende da lui, per esempio un ricovero o un incidente, non si parla di inadempimento: restituisce quello che ha ricevuto, senza raddoppio (articolo 1463 del Codice civile).
C'è anche la caparra penitenziale (articolo 1386): è il prezzo che una parte paga per avere il diritto di recedere. Nei contratti dei fotografi si vede poco.
Attenzione alla clausola "la caparra non si restituisce"
Gli sposi sono consumatori. Il Codice del consumo, all'articolo 33, considera vessatoria, salvo prova contraria, la clausola che permette al professionista di trattenere la somma versata se il consumatore recede, senza prevedere che il consumatore riceva il doppio quando è il professionista a recedere.
In pratica: se nel contratto scrivete che la caparra resta a voi quando gli sposi annullano, scrivete anche che restituite il doppio se siete voi a non presentarvi. È quello che prevede già il Codice civile, e rende la clausola difendibile.
La fattura: acconto e caparra non sono uguali
Acconto. Per l'IVA il servizio si considera fatto, per la parte pagata, nel momento in cui incassate. La fattura sull'acconto va emessa con IVA, entro 12 giorni dall'incasso (articoli 6 e 21 del DPR 633/72; dal 2027 le stesse regole passano nel nuovo Testo unico IVA).
Caparra confirmatoria. Secondo l'Agenzia delle Entrate la caparra che ha solo funzione di garanzia è fuori dal campo IVA, e va fatturata con IVA quando si scala dal prezzo. Ma se nel contratto la chiamate "caparra e acconto", o se di fatto funziona come anticipo del prezzo, l'Agenzia la tratta come acconto, con IVA all'incasso. Anche la Cassazione guarda a come le parti si comportano dopo, non solo al nome. Molti commercialisti consigliano per prudenza di fatturarla comunque all'incasso: decidetelo con il vostro.
Regime forfettario. Niente IVA, ma la fattura elettronica è obbligatoria per tutti dal 2024. Sopra 77,47 € serve la marca da bollo da 2 €.
Come scriverlo nel contratto
- Usate un nome solo e coerente: "caparra confirmatoria" oppure "acconto", non "caparra/acconto".
- Indicate l'importo, la data di pagamento e quanto resta da saldare.
- Scrivete le scadenze del saldo: per esempio una parte prima del matrimonio e il resto alla consegna. Date precise evitano discussioni.
- Se usate la caparra confirmatoria, scrivete cosa succede in entrambi i casi: annullamento degli sposi e impossibilità vostra.
- Prevedete cosa succede se la data si sposta invece di saltare.
Tenere traccia di tutto
Il problema vero arriva a fine anno: quale coppia ha pagato cosa, quando, e se la fattura è stata emessa. In SnapBiz ogni matrimonio ha il suo registro incassi, con acconti e saldi separati, l'IVA calcolata e l'export per il commercialista. Le fatture le fate con il vostro programma e allegate il PDF al pagamento.